“Sono andato via a 19 anni a Milano…ma la nostra Puglia ha risorse uniche ed inesauribili”.Una grande ‘lezione’ di Vincenzo Sardelli: intervista a cura di Desirée Monteduro

  Perché se n’ è andato dalla sua terra?

Sono andato via da San Vito che avevo 19 anni. Sono venuto a Milano a studiare Lettere in Cattolica non solo per il mio orientamento religioso, ma anche perché mi piaceva l’idea di confrontarmi con una realtà diversa. Milano è una città dalla vocazione internazionale, con uno sguardo aperto sul mondo, accogliente. E’ il crocevia di tante esperienze culturali, politiche, lavorative, sociali. Era il luogo dove tutto mi sembrava possibile. E poi mi intrigava conoscere persone che vi confluivano da tutta Italia e da tutto il mondo. Rapportarmi alla loro mentalità, con il desiderio di creare un dialogo. Nella mia ipotesi la partenza non prevedeva il fatto di non tornare in Puglia, ma soltanto l’idea di arricchirmi attraverso il confronto, di spalancare la mente alle novità.

Quali sono state le esperienze più significative che ha fatto a Milano?

L’esperienza più importante coincide con gli anni del collegio universitario. Anni bellissimi perché ho condiviso per quattro anni il pane, le angosce, i sogni, gli ideali con ragazzi di ogni provenienza geografica e sociale, dal figlio dell’operaio di Casale Monferrato al figlio del grande magistrato che combatteva la mafia a Palermo. Ragazzi salentini come me (forse i più numerosi) ma anche calabresi, trentini, valdostani, lombardi, friulani, veneti, campani, sardi, siciliani, romani… Tutte le regioni, un’infinità di accenti. Un clima fortissimo di cameratismo e solidarietà. Poi in un secondo collegio ho conosciuto i marocchini e gli ivoriani, studenti del Benin e lavoratori dell’Argentina. Ho imparato a uscire da me stesso, dal mio orticello, a confrontarmi con altre mentalità, storie, tradizioni, religioni, idee politiche. Una grande fucina. Ho fatto servizio civile con degli studenti disabili. Ho fatto volontariato con i senza tetto. Dopo la laurea ho lavorato per cinque anni con i nuovi orfani di Milano all’Istituto MArtinitt: minori stranieri non accompagnati, spacciatori, accattoni, piccoli ladri, ragazzi, a volte bambini, senza una famiglia che fosse capace di occuparsi di loro: a ognuno ho dato affetto, ricevendone in cambio molto di più. Poi ho iniziato a insegnare, a scrivere. Infine mi sono appassionato alteatro. Conosco tantissimi artisti. Ognuno è un caleidoscopio di emozioni e sfumature, un fascio di impulsi creativi. Una meraviglia. Ogni persona che ho conosciuto è depositaria di una luce che ha illuminato la mia interiorità e ha fatto di me una persona più sensibile, in qualche modo migliore. Almeno spero.

Quali sono oggi i suoi impegni professionali?

Oggi il mio impegno principale è la scuola, insegno in un ITIS – Liceo delle Scienze Applicate di Cinisello Balsamo. Dedico il mio tempo libero a Lara, mia futura moglie, e al teatro. Faccio il critico teatrale per alcune riviste cartacee e online. E poi ho conosciuto Giuseppe Gallizzi, grande giornalista del Corriere della Sera. Con lui ho scritto due libri che parlano del mestiere di cronista: “La scuola dei Grandi maestri” (2013) e “Eravamo in via Solferino”, (Minerva, Bologna 2017).

Cosa pensa della sua terra oggi?

Da appassionato di teatro, mi rendo conto ogni giorno di più dei tanti fermenti creativi che attraversano la nostra Puglia. A Milano ho conosciuto il regista sanvitese Claudio Orlandini, direttore della compagnia di Corsico Comteatro e fratello di un giornalista celebre, Osvaldo Orlandini, vicedirettore di DiPiù. Ho conosciuto attori come Gianfranco Berardi, non vedente eppure capace di fare a teatro le acrobazie più strabilianti. Ho conosciuto artisti tra i migliori della scena teatrale contemporanea italiana, da Oscar De Summa di Erchie a  Ippolito Chiarello di Corsano. E poi compagnie come Kismet, Cantieri Koreja, Crest, Factory, Vico Quarto Mazzini, artisti come Michele Sinisi o Michele Santeramo, Teresa Ludovico. Potrei continuare per ore.  Il teatro è una potente metafora della vita, basta questo a spiegare come la nostra Puglia abbia risorse inesauribili. La nostra è una terra fertile, ma bisogna trattarla con cura e lavorarla con fatica e amore. Bisogna metterci l’anima e l’onestà. Abbiamo una tradizione di grandi uomini di cultura, scrittori, politici, storici, sindacalisti, preti: basti citare Tommaso Fiore, Gaetano Salvemini, Giuseppe Di Vittorio, Aldo Moro, Tonino Bello. Risorse uniche e irripetibili. Dobbiamo continuare a  investire sui giovani, sulla ricerca. Per fare questo abbiamo bisogno di politici capaci e di imprenditori coraggiosi. Dobbiamo combattere con una levata di scudi collettiva alcuni  retaggi del passato che sono la criminalità organizzata, il clientelismo e la raccomandazione.

Ha mai pensato di ritornare nella sua terra?

Sto per compiere 50 anni, non è facile riprogettare la vita alla mia età. Adesso, nell’era del villaggio globale, le distanze non sono più siderali, ed è più facile gestire le relazioni. L’amore per mia madre, per la mia famiglia, l’affetto per i vecchi e i nuovi amici è forte. La nostalgia rimane. Essere aperti al nuovo comporta l’apertura al ritorno. E’ una possibilità che non escludo, compatibilmente con le esigenze familiari, con l’opportunità di sentirmi valorizzato e di dare qualcosa di positivo alla mia gente e alla mia terra. Lascio fare anche alla Provvidenza.

Quali consigli darebbe ad un giovane sanvitese per organizzare bene il suo futuro?

Noi sanvitesi siamo gente coriacea e dignitosa. Ma non dobbiamo mai perdere l’umiltà, lo spirito di sacrificio, la capacità e la voglia di lottare. Non dobbiamo mai perdere le radici, snaturarci, rinnegare la terra o la famiglia. La Puglia è proiettata verso il mare ed è sferzata dal vento. Siamo gente resiliente, disposta al dialogo. Ai giovani suggerisco di custodire il patrimonio di valori di partenza e poi aprirsi al nuovo: viaggiare, leggere, studiare, imparare l’inglese, perfezionare l’italiano non chiudersi in se stessi. Cercare di sfidare il vento contrario  per irrobustirsi sempre di più. Se avete idee e volontà, riuscirete ad avere successo: che vuol dire realizzare i propri sogni ed esprimere pienamente la propria personalità.

Intervista a cura di Desirée Monteduro

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