“Decisi di non andarmene per cambiare il mio paese”: Lea Cavallo intervista Gionata Atzori

  • foto gionataChe rapporto hai avuto con la scuola?                                                                                      Un rapporto abbastanza particolare, tuttora vado a scuola ogni giorno. Sono sempre stato molto curioso e mi è sempre piaciuto imparare cose nuove. Quando ero ancora bambino ero un secchione, uno di quelli che non ti fa copiare e che non è molto simpatico ai compagni di classe. Ero talmente secchione che a volte proponevo agli insegnanti gli argomenti da studiare. Poi arriva l’adolescenza e qualcosa cambia nella tua vita, ripensi a quello che sei stato fino a quel momento e decidi di cambiare rotta, così durante gli anni del liceo scientifico decisi di non studiare più, o meglio di studiare ciò che poteva essere sufficiente per non essere bocciato. Ero convinto che una persona che ha appreso un buon metodo di studio durante le elementari e le medie può tranquillamente studiare da autodidatta quello che vuole. Infatti nonostante decisi di non studiare le materie scolastiche continuavo a leggere molto e a dedicarmi alle mie passioni. Conobbi in quel periodo cosa voleva dire stare per strada e la cultura hip hop. Poi andando all’università son tornato a studiare come prima avendo scelto anche un corso di laurea che mi appassionava molto “Scienze e Tecnologie delle Arti Figurative, della Musica, dello Spettacolo e della Moda.

  • Che fai nella vita?                                                                                                                           Mi risulta sempre difficile rispondere a questa domanda, non so mai da dove incominciare. Di solito quando a qualcuno viene rivolta questa domanda risponde con il tipo di professione che svolge. Per me è limitativo. Attualmente le mie principali fonti di reddito sono due: la prima è quella di fare l’assistente ai ragazzi diversamente abili all’interno delle scuole di San Vito dei Normanni, la seconda è fare l’artigiano,  insieme ai miei due soci siamo gli ultimi depositari del sapere artigianale riguardante la costruzione delle “rezze”.

Cos’altro faccio? Di solito mi occupo di laboratori creativi con bambini, ragazzi e diversamente abili, in particolare in relazione al teatro, gli audiovisivi, la scrittura creativa e la falegnameria.

Organizzo eventi culturali, sono un giocoliere e un rapper.

Ultimamente sto facendo anche un’esperienza come consigliere comunale.

Sto provando anche a scrivere un libro ambientato a San Vito dei Normanni tra il 1991 e il 2001.

Vorrei imparare a fare qualcos’altro!!!!!

  • Hai mai pensato di andartene dal tuo paese?                                                                               No.  Quando andavo alle scuole superiori incominciai già  a riflettere sulla questione dell’emigrazione giovanile, di come la nostra terra si impoveriva in continuazione di giovani, amici, fratelli. Decisi allora che io non dovevo partire. Che se i miei genitori se ne erano andati da casa per trovare un lavoro, io non me ne dovevo andare. Ma non solo, mi diedi un obiettivo, un obiettivo che tutt’ora cerco di perseguire e che è estremamente difficile da raggiungere.

Decisi che dovevo cercare di cambiare le cose nel mio paese.

Un obiettivo estremamente ambizioso, probabilmente da sognatore, ma qualcosa mi dice che nell’arco di questi ultimi anni ci sono stati alcuni cambiamenti e secondo me siamo sulla strada giusta.

La bacchetta magica non la possiede nessuno, ma se riusciremo a trasmettere questo tipo di idee alle nuove generazioni, beh, allora abbiamo già vinto.

  • Cos’è che non va in questa società?                                                                       Dimentichiamo sempre di più la nostra umanità,

dimentichiamo sempre di più che il mondo che momentaneamente abitiamo non è nostro e che lo lasceremo in eredità ai nostri figli,

dimentichiamo sempre di più che l’unica razza che esiste è quella umana,

dimentichiamo che sarebbe più semplice vedere ciò che ci accomuna che ciò che separa,

dimentichiamo gli errori di chi ci ha preceduto e siamo capaci di ripeterli tali e quali,

dimentichiamo che dovremmo giudicare le persone per quello che sono e non per quello che hanno.

Insomma, dimentichiamo.   Maledetto Alzheimer!   (consentitemi la battuta)

  • Cosa pensi dei giovani di oggi e quelli di ieri?                                                                        Per mia grande fortuna passo molto tempo con  giovani di diverse età. Non voglio dire che prima era meglio di adesso. Il contesto che vivono dovrebbe essere più stimolante rispetto a quello di prima e probabilmente lo è, quello che vedo è che pochi hanno voglia di cogliere o comprendono realmente quello che accade intorno a loro, a volte sento della rassegnazione, l’impossibilità di cambiare le cose perché tanto  resta tutto così. I giovani devono sognare più forte.
  • Cosa ti piace fare per la società?                                                                                                           Dare.
  • Cosa pensi della tradizione?                                                                              Tradizione fa rima con relazione tra generazione e generazione. Storia e memoria. Fondamenta sulle quali costruire una solida comunità.

Tutta una serie di ragionamenti a me cari partono dalla percezione di ciò che è tradizione, proprio per rimanere in tema di rime tradizione è concime, dimostrazione di ciò che s’imprime, connotazione sublime di una popolazione.

  • Che rapporto hai con la tecnologia?                                                                Apprezzo l’innovazione tecnologica che possa portare vantaggi all’uomo, non riesco a concepire la dimensione alienante che possa avere con lo schermo, schermo delle mie brame, in una sorta di risucchio energetico che non ti fa godere più della presenza dell’altro. Sui social network c’è chi aggiunge un contatto dopo l’altro, io cerco contatto con tatto con gli altri.
  • Cosa pensi della politica odierna?                                                                            Ogni classe politica rispecchia il popolo che governa. Gli italiani sono sempre stati un popolo strano, geniale in molteplici campi, capaci di opere famose in tutto il mondo e di rimanere immortali nei secoli. Ma sono anche il popolo dell’arrangiarsi, del non rispettare la fila, dell’evasione fiscale, del dare la colpa agli altri. Per me il problema non è la politica, il problema sono gli italiani.
  • Dai un consiglio ai giovani e agli adulti.

In questo periodo storico che stiamo attraversando abbiamo la necessità di un’inversione di tendenza rispetto al sistema capitalistico imperante. Il nostro pianeta è allo stremo, se non pensiamo immediatamente alla questione ambientale, dimostreremo che l’essere vivente più evoluto sulla faccia della terra  è anche l’unico cha distrugge il suo habitat naturale.

La gente ha bisogno di maestri e di esempi, da cui apprendere e da superare.

Due sono i mantra che ripeto giornalmente e cerco di mettere in pratica.

Il primo è una frase del Maestro Yoda di Guerre Stellari:  “Fare o non fare, non c’è provare!”

L’altro è di Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.”

a cura di Lea Cavallo classe III A dell’IPSSS di San Vito dei Normanni

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One Response to “Decisi di non andarmene per cambiare il mio paese”: Lea Cavallo intervista Gionata Atzori

  1. Silvia Di Dio says:

    Bella intervista. Interessanti domande, risposte che fanno riflettere…

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