CON RODARI SULLE ONDE DEL MEDITERRANEO di Lorenzo Caiolo

Settimana a Rodari Settimana dei bambini del Mediterraneo 2005. Settima edizione. Progetto
Sarebbe una bella festa per tutta la terra
fare la pace prima della guerra
Con Rodari sulle onde del Mediterraneo
Premessa
Siamo all’indomani dell’attacco alla città di Londra, che fa seguito ai tanti attentati terroristici, di due guerre concluse ma non ancora risolutrici dei problemi per i quali sono state realizzate, con un conseguente rosario quotidiano di morti e un intensificarsi dello “scontro di civiltà” .
I corpi lacerati degli attentati terroristici e delle guerre, il grido di dolore dei tanti poveri e perseguitati che affollano l’altra sponda del Mediterraneo in attesa vana, migliaia di persone che tentano invano di toccare le terre del benessere sognate, bambini e bambine sofferenti per la fame, per le privazioni affettive, per le violenze subite: tutto ciò costituisce, purtroppo, lo scenario permanente che si offre agli occhi e alla mente degli abitanti del pianeta terra..
Nel contempo, si parla insistentemente di globalizzazione del mondo, di questo come di un villaggio globale e, tra noi del Mediterraneo, si predica la nuova religione delle relazioni più intense, dei corridoi di collegamento , dell’intensificarsi degli scambi commerciali…
Si sta assistendo ad un’importante fase di maggiore consapevolezza e di istituzionalizzazione della “questione mediterranea”. In tale positiva logica si colloca la scelta di alcuni governi regionali e locali di istituire specifici assessorati al Mediterraneo.
Nella realtà quotidiana, gli scambi, le convivenze e le interazioni multietniche, sono una condizione effettiva delle città e degli Stati del nord del Mediterraneo.
Tale condizione, però, spesso è subita e non vissuta consapevolmente ed in modo fecondo: si determinano spesso situazioni di razzismo, di emarginazione o di omologazione.
La convivenza interculturale, fondata su teorie e ricerche educative di alto profilo, deve potersi tradurre in “azioni” concrete e vissute, partendo dal “mondo” dei bambini e dei ragazzi: far incontrare gli immaginari dei bambini delle varie culture, far scambiare i loro giochi e le loro fiabe, arricchire l’alimentazione culturale e spirituale attingendo anche ad altre culture: così facendo si pongono basi solide per un efficace processo di formazione dei nuovi cittadini del Nuovo Millennio.
Per favorire una pratica diffusa ed efficace di processi di formazione rispondenti alle nuove emergenze e alle nuove potenzialità , nel 1999, è stata ideata l’iniziativa, avente un programmatico titolo: Un mare di incontri nella Città Bianca: storie, giochi, libri ed altro dei bambini del Mediterraneo. Settimana dei bambini mediterranei.
L’organizzazione annuale della Settimana dei bambini del Mediterraneo si fonda, infatti, sulla consapevolezza dell’urgenza e della centralità di un’educazione impegnata nella trasformazione di un mondo che diventa sempre più insostenibile per la diffusione e l’accentuarsi dei conflitti, per le condizioni di vita sempre più povere nel sud del mondo e sempre più tossiche e disumanizzanti nel nord del mondo.
L’educazione costituisce uno degli elementi più efficaci per meglio rispondere ai reali bisogni dei bambini e per modificare gli stili di comportamento.
La Settimana dei bambini del Mediterraneo di Ostuni si inserisce, quindi, nella scia delle responsabilità diffuse e delle azioni concrete per il cambiamento, a partire dai bambini e dal “cortile” del Mediterraneo.
Solo partendo dal rispondere, concretamente, ai diritti dei bambini si può salvare il mondo dal baratro finale verso cui sembra diretto.
Se i bambini si nutrono di sofferenza e di violenza, cosa potranno immaginare e costruire per il loro futuro? I bambini devono poter immaginare e costruire un futuro diverso, essi devono alimentarsi di incontri e di giochi insieme.
Sono importanti i convegni tra adulti, gli scambi tra adulti, ma i nuovi boschi si costruiscono con le nuove pianticelle. E’ per questo, che è utile ed urgente investire molte energie economiche, culturali e politiche in direzione dei bambini. E’ importante costruire strade, ricostruire case ed infrastrutture sociali, ma, nel contempo non va trascurata la “formazione delle risorse umani” allo stadio più elementare.
Il Mediterraneo, per la sua storia, per la sua collocazione, per la sua conformazione costituisce un’area privilegiata, in cui poter costruire azioni ed esperienze interculturali.
Su questo mare insistono antiche, ricche e diversificate civiltà, che spesso si sono scontrate e si sono deprivate vicendevolmente: il livello di civiltà attuale consente e richiede necessari e fitti scambi di collaborazione.
I due milioni e mezzo di Kmq di superficie circondata da 22 paesi ricchi di abitanti, di storia, di cultura, di risorse, fanno del Mediterraneo, e dei Paesi che si affacciano, un unico grande “giardino” favorente incontri.
Ostuni Mediterranea, Città dalle meravigliose suggestioni, per la sua storia, per la sua conformazione, per la sua collocazione si offre come fucina e luogo della cultura e delle azioni interculturali.
Ostuni è diventata, dal 1999, la città degli incontri dei bambini e per i bambini del Mediterraneo.
Sono stati i ragazzi a proporre di incontrare e di giocare con i bambini del mondo. La “Settimana dei bambini del Mediterraneo nella Città Bianca” ha ampliato e consolidato il percorso della partecipazione attiva dei ragazzi alla vita della città, contribuendo a far vincere il Primo Premio di Città sostenibile nell’anno 2000: Riconoscimento per
“Miglior progetto per una città sostenibile delle bambine e dei bambini 2000”
“Per l’attenzione costante posta nella costruzione di una città a misura dei bambini come modello evoluto di convivenza civile e di corretto rapporto tra uomo e ambiente. Per l’insieme di iniziative che hanno visto i bambini protagonisti di tutte le fasi, dalla progettazione alla realizzazione come, per esempio, il Giardino dell’Acquaro. Per l’impegno profuso nel promuovere una cultura della pace e della solidarietà mediante l’organizzazione di eventi anche di carattere internazionale come La settimana dei bambini del Mediterraneo.” (Motivazione per il primo premio)
Nelle nostre iniziative, infatti, siamo partiti dalla convinzione che solo se i bambini sono parte attiva di un processo che li riguarda, esso avrà successo.
Sulla base di questa impostazione, durante la Settimana essi possono vivere dirette esperienze con i loro punti di vista, con il loro modo di giocare, con i loro desideri, in modo da poter sperimentare un nuovo modo di vivere insieme sullo stesso Mare.
I ragazzi, che dagli altri Paesi giungono, ogni anno, ad Ostuni, sono accolti come ambasciatori di altre civiltà, ricche di storia, giochi, di storie, di fiabe e di altro, e qui si dà vita ad un grande e bello caleidoscopio di bambini “diversi” che si incontrano per avviare insieme un nuovo cammino…
Lo svolgimento della Settimana vede, ormai, la partecipazione di migliaia di bambini e di decine e decine di esperti di alto livello. E’ diventato un appuntamento molto richiesto e molto partecipato. Molteplici sono le occasioni d’incontri, di confronti, di dibattito culturale, di formazione, di nuove acquisizioni teoriche ed esperienziali. Ogni edizione segna una tappa nuova nella definizione e azione di una sempre più avanzata ed articolata cultura dell’infanzia.
Per lo svolgimento della “Settimana” è stato scelto il mese di ottobre per due ragioni. Ottobre è il mese più vicino all’avvio scolastico. La scuola, quale agenzia educativa più importante, è, per noi, l’interlocutrice principale: la maggior parte delle iniziative, infatti, sono rivolte ai ragazzi e ai docenti e si svolgono con il loro determinante contributo.
Sono i ragazzi, a scuola, che si organizzano , con la guida e le proposte dei docenti, per partecipare da protagonisti nell’ospitare i ragazzi provenienti da altri Paesi, per attivare laboratori di giochi e di storie, per partecipare alle molteplici iniziative programmate per la ” Settimana”.
La seconda ragione è che essendo ottobre il mese di avvio per tutti gli Organismi sociali, essi ( le scuole, gli Enti locali, gli Organismi, le Associazioni) possono utilizzare il restante periodo di lavoro per sviluppare gli spunti e le idee ricavate nella ” Settimana”.
La particolare fecondità di tale iniziativa è stata considerata anche come opportunità di interazione con altre amministrazioni comunali. Già dalla quarta edizione il coinvolgimento organizzativo di altri comuni ha trovato ottimi riscontri sul piano dell’arricchimento del programma e della disseminazione degli effetti benefici contenuti nella filosofia e modalità dell’iniziativa: in ogni comunità partecipante si è determinato un protagonismo nuovo dell’Ente locale (e dei suoi servizi) in interazione coordinata e coordinante con le scuole, le famiglie e l’associazionismo.

L’edizione 2005
Anche quest’anno, grazie alla volontà dell’Assessorato alle Politiche Sociali del comune di Ostuni, giunge puntuale l’appuntamento con la Settimana dei bambini del Mediterraneo: una settimana ricca di incontri, di riflessioni , di scambi interculturali, di proposte culturali, di workshop per educatori, di laboratori, di animazioni, di giochi, di cinema, di teatro.
Ogni anno sono intervenuti decine di ragazzi dai paesi del Mediterraneo, hanno preso parte a tutte le iniziative programmate almeno ventimila tra ragazzi ed adulti, centinaia di esperti provenienti da tutto il mondo.
L’edizione 2005 si svolgerà dal 17 al 23 ottobre con la partecipazione di altri comuni (Ceglie Messapica, Cisternino, Fasano, Oria, San Michele Salentino, San Pietro Vernotico, San Vito dei Normanni) e la collaborazione speciale della Regione Puglia (Assessorato al Mediterraneo), della Provincia di Brindisi, dell’Associazione CEMEA Mezzogiorno, dell’Associazione Ali per giocare, della Lega Ambiente nazionale settore ragazzi, dell’Associazione Città in gioco, dell’AIFO.
Come tema prevalente è stato scelto: Sarebbe una bella festa per tutta la terra fare la pace prima della guerra. Con Rodari sulle onde del Mediterraneo
A venticinque anni dalla scomparsa di Gianni Rodari, lo scrittore e il pedagogista più innovatore e stimolante del precedente secolo, ci è sembrato giusto e utile metterlo al centro delle riflessioni e azioni dell’edizione 2005.
Un tema ricorrente nella sua produzione è quello dell’assurdità di tutto ciò che può essere guerra: divisioni, uso di armi, discriminazioni, violenza, sopraffazione ….”se mi facessero il monumento… io non sarei contento. Voglio prima veder sprofondare tutte le armi in fondo al mare”.
Ha denunciato il modo irrazionale di vivere e di decidere: “Tanta gente non lo sa la vita la butta via e mangia soltanto la buccia”. “Vivere senza testa non è il peggiore dei guai tanta gente ce l’ha ma non l’adopera mai”.
Ha indicato le strade che possono favorire una convivenza positiva: “Sarebbe una festa per tutta la terra fare la pace prima della guerra.” “…tutti i popoli della terra han dichiarato guerra alla guerra.. “In compagnia lontano vai….Chi ha cento amici fa per cento….Se siamo in tanti, si fa allegria.”
Torna con stringente e drammatica attualità una sua domanda a tutti gli abitanti della Terra: “Siamo tutti sulla stessa Terra, marinai dello stesso bastimento: perché farci la guerra invece di filare avanti sempre con le vele al vento?”
Infatti…perché farci la guerra, fare e farsi del male, usare la violenza, non unire le forze per combattere i tanti mali che fanno soffrire molti?
Questo forte richiamo alla necessità di bandire ogni forma di guerra è strettamente legato alla condizione di massima insicurezza che viviamo, alla minaccia che incombe sulla umana società tutta. C’è, oggi, un grande bisogno di serenità, di sicurezza e di pace.
Ai tanti fatti di violenza, di terrore, di divisione, di razzismo, di disgregazione bisogna contrapporre efficaci azioni di contrasto. Il Papa a Colonia ha lanciato un nuovo e preoccupato grido d’allarme e ha lanciato una sfida: tutti uniti e attivi per la pace. “E’ un compito di speciale importanza in quanto oggi purtroppo…si manifestano varie forme di ostilità generalizzata…”(Joseph Ratzinger)
Il male oggi sembra predominare sull’agenda politica mondiale, sulla preoccupazione della gente, negli organi d’informazione: occupa in modo massiccio giornali e telegiornali e non solo…Ogni giorno ci offre un bel bilancio delle sue diffuse e variegate azioni….e allora la cultura, l’educazione, le istituzioni, la società sapranno accogliere gli inviti a preparare la festa rodariana di pace, a far scoppiare la pace, a far prevalere nei fatti “la tolleranza, il rispetto, l’amicizia e la pace tra tutti i popoli, le culture e le religioni”?(Joseph Ratzinger).
E’ quanto mai urgente interrompere il ciclo della violenza se si vogliono ridurre i danni incalcolabili derivanti da questa situazione: le vie sono state indicate da Rodari, don Milani, Capitini, Lanza del Vasto, Gandhi, don Bello. Occorre costruire strutture e culture per la pace, attraverso gli stili della pace…della non violenza.
“La minaccia della violenza, o la minaccia percepita come violenza, può rafforzare il ciclo della violenza(almeno)quanto la violenza stessa. Un meccanismo è basato sull’idea che per
scoraggiare la violenza bisogna preparare la contro-violenza; si vis pacem, para bellum. Ma la preparazione può portare a contro-preparazioni se le intenzioni sono percepite come aggressive, invece che difensive. La spirale di reciproche provocazioni attraverso preparativi può infine far esplodere la violenza. Una possibile conclusione: si vis pacem, para pacem…La strada verso la pace passa attraverso la soluzione creativa dei conflitti, che solitamente significa trasformazione di alcune strutture, e attraverso la sostituzione delle culture di pace al posto delle culture di violenza, delegittimando la violenza.”(Johan Galtung)
Noi intendiamo lavorare per far intraprendere strade di pace a partire dal nostro Mediterraneo…

 

Mediterraneo & Rodari: un bel binomio fantastico!
E allora ci siamo chiesti: “cosa succederebbe se” decidessimo di fare un viaggio nel Mediterraneo in compagnia di Rodari?
Mediterraneo – Rodari: un bel binomio fantastico, la cui interazione può suscitare nuove storie, nuovi percorsi, nuove situazioni divergenti rispetto al presente.
Il Mediterraneo costituisce la metafora di una realtà dalle molteplici potenzialità positive represse, lacerate o cancellate: le tante ricche civiltà, le straordinarie storie e tradizioni delle popolazioni che vi abitano, il ricco comune patrimonio delle loro diverse religioni( molto giustamente esaltato ed illustrato in questi giorni), le grandi culture che ivi si sono sviluppate (letteratura, arte, scienze).
Il coacervo di civiltà, il luogo degli intensi e molteplici scambi e delle rotte amiche sembrano essere diventati soprattutto zona di conflitti, barriere impenetrabili, vie tormentate della speranza. “A volte anche i mari sembrano affondare insieme ai paesi che li circondano”(Predrag Matvejevic). “Più saracinesche si sono abbattute su quel mare, isolando paesi che per troppo tempo hanno sfuggito e cercato al tempo stesso un dialogo, un incontro, un compromesso”(Raffaele Nigro).
E tutto ciò avviene proprio dove “I mari e i golfi del Mediterraneo sono più solidali delle loro rive e degli abitanti rivieraschi”(Predrag Matvejevic).
L’accostamento fantastico con Rodari ci può aiutare ad abbattere i muri, le saracinesche ed introdurre la capacità di divergere rispetto al presente(egli, con i suoi testi e le sue provocazioni resta il maestro della divergenza per antonomasia!), di ricostruire ponti e rotte di dialogo e di creatività, di fiabe riscoperte. Di usare la sua grammatica della fantasia, di costruire un vocabolario di parole(e azioni) nuove che possano essere utilizzate da bambini creativi, liberi e accoglienti, predisposti ad agire in un presente più sereno e per un futuro più ricco di pace.
La ricostruzione del puzzle del Mediterraneo passa per la ripresa della dimensione utopica, della responsabilità di ognuno nel costruire strade e ponti dell’accoglienza, del dialogo, dell’arricchimento reciproco, dello scambio paritario. Essa richiede l’azione di soggetti capaci(educati) a “ far la pace prima della guerra”.

 

Primo: la creatività!
Educare alla pace implica, altresì, l’educazione alla libertà, alla responsabilità, all’interdipendenza, alla creatività. Quest’ultima, tra l’altro, è indispensabile per affrontare le molteplici situazioni di conflittualità e saperle gestire in modo non distruttivo.
Lo sviluppo della creatività è stata la preoccupazione pedagogica principale di Rodari. Egli auspicava che fin dall’infanzia bisogna avere accesso al pensiero libero, critico e gratuito.
Nel tempo del dominio della Tecnica e dell’artificiale, della velocità e del “tutto pronto”, del gioco virtuale e della solitudine è quanto mai necessario costruire antidoti e occasioni liberanti. Bisogna alimentare, prima che sia troppo tardi, lo spirito creativo che è in tutti.
“Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione!” (Gianni Rodari)
Oggi, invece, assistiamo alla crescita di bambini televisivi e “virtualizzati”, poco abituati a socializzare, a dialogare, a pensare, a creare, ad immaginare, a cambiare….buoni consumatori ben inseriti nell’uso di nuove tecnologie passivizzanti ed “isolatrici”. A ciò si aggiunge “un’impressionante confusione di valori…un’irragionata apologia del mercato e del profitto…lo sfrenamento dell’individualismo e dell’opportunismo…il degrado del sistema politico e istituzionale..”. In presenza di questo scenario, “molto poco ci soffermiamo a considerare le conseguenze che tutto ciò ha sulla condizione e la formazione dell’infanzia, a cominciare dal preoccupante clima morale che essa respira” (Marcello Argilli).
A questo punto possiamo utilizzare anche le parole di Johan Galtung per completare e chiarire meglio il quadro della situazione attuale: “Menziono tutto ciò a causa della grande minaccia alla società umana di oggi: la minaccia della deculturazione, anomie, e della destrutturazione, anomie. Il tessuto sociale viene distrutto a una velocità stupefacente, il che apre i cancelli della violenza di ogni tipo, a livello locale, nazionale, regionale e mondiale”.

 

Il sasso Rodari nello stagno dell’attualità
Di fronte a queste minacce è urgente cambiare rotta, smuovere le coscienze: il “sasso – Rodari” può mettere in movimento nuovi cerchi di reazione e provocazione nello stagno dell’attuale situazione…”Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie…Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro…Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo (Gianni Rodari).
Riprendiamo, quindi, il dialogo con l’educatore, il pedagogista e lo scrittore Rodari. Ricolleghiamoci alle sue idee, alle sue intuizioni, ai suoi insegnamenti, tutti riconducibili al desiderio e alla necessità di vedere i bambini al centro della costruzione di un nuovo ordine, di una nuova realtà. Ai bambini va proposto “il tema della pace e della guerra, quello della libertà, le cose e i problemi del mondo di oggi” (Rodari). Facciamo vivere loro esperienze di fantasia liberatrice. Il nostro educare miri principalmente ad “attivare la creatività dei ragazzi”. Educhiamo e viviamo con passione: “intendo per passione la capacità di resistenza e di rivolta;…la volontà di azione e di dedizione; il coraggio di sognare in grande; la coscienza del dovere che abbiamo, come uomini, di cambiare il mondo in meglio…” (Rodari).
La Settimana dei bambini del Mediterraneo 2005 intende rilanciare e diffondere ulteriormente, attualizzandoli ed aggiornandoli, gli insegnamenti di Rodari riguardo all’impegno principale per la pace, allo sviluppo della creatività e al suo universo di valori e sentimenti, qui sommariamente richiamati.
I luoghi in cui si svolgeranno le nostre azioni diventeranno luoghi del progettare, dell’apprendere creando, dell’inventare….del giocare, del familiarizzare con nuove parole, quelle che servono “per mettere d’accordo tutta l’umanità”.
Gli esperti che interverranno saranno come quell’animatore delineato nella Grammatica della fantasia: “… un promotore di creatività… un adulto che sta con i ragazzi per esprimere il meglio di se stesso, per sviluppare anche in se stesso gli abiti della creazione, dell’immaginazione, dell’impegno costruttivo in una serie di attività che vanno ormai considerate all pari: quelle di produzione pittorica, plastica, drammatica, musicale, affettiva, morale (valori, norme di convivenza), conoscitiva (scientifica, linguistica, sociologica), tecnico-costruttiva, ludica….” Essi condurranno, infatti, i ragazzi e gli educatori su strade di pace e di creatività attraverso l’arte, le storie, il teatro, il gioco, la musica, i laboratori, il cinema…
I regimi autoritari e quelli fondati sul consumismo e sulla passività dei propri cittadini hanno sempre trascurato(spesso ostacolato)la formazione di spiriti liberi e creativi, a noi, invece, con Rodari, poniamo al centro di tutto il nostro agire questo impegno, perché soprattutto da qui passa la rigenerazione e la ricostruzione della persona e della società e perché siamo consapevoli che “Lo spirito creativo… Quando è all’opera, esso anima tutto un modo di essere: una vita intera permeata dal desiderio di innovare, di esplorare nuovi percorsi, di realizzare sogni” (Daniel Goleman).
Il coordinatore
Lorenzo Caiolo
locaiolo@hotmail.it

 

LA FANTASIA
Ogni storia, ogni racconto,
ogni fiaba, ogni leggenda,
che si ascoltino al tramonto
o durante la merenda,
han nascosta in sé una cosa
che ti dà un po’ da pensare:
sconosciuta e misteriosa
sta su in cielo o giù nel mare.
Grande amica è della gioia,
fa sorridere la gente,
manda via da te la noia,
rende tutto divertente.
Poi dà forza alle parole
e fa sì che la tua storia
non diventi neve al sole,
tenga sveglia la memoria.
Questa cosa affascinante
la tua vita rende bella.
Sembran poche, ma son tante
le paure che cancella.
Non più rabbia né tristezza,
niente più malinconia
se la mente t’accarezza
proprio lei: la Fantasia!
Elio Giacone

 
FILASTROCCA DI UN BENE PREZIOSO
C’era una volta un bell’Argomento
che vagava nel cielo in preda al tormento.
Non aveva voce per farsi ascoltare
né tanto meno considerare.
Urlare non serviva proprio a un bel niente
per poter entrare nel cuore della gente.
A volte provava a scendere a terra
e in cambio vedeva distruzione e guerra.
Un giorno decise di farla finita,
avrebbe giocato l’importante partita.
Era la notte il momento migliore
per coglier nel sonno i duri di cuore.
In ogni casa dove c’eran bambini
scrisse il suo nome sui loro lettini,
La prima volta non riuscì nel suo intento
e fu rispedito su in alto nel vento.
Nulla a quel punto lo spaventava
di starsene zitto proprio non gli andava.
Chiese un aiuto all’amica luna
che aveva fama di portare fortuna.
Così quella notte la luce in cielo si spense
lasciando di stucco tutta la gente.
Con tanti mezzi sofisticati
guardarono in cielo i dotti scienziati
alla ricerca di qualche segnale
che spiegasse cos’era quel buio spaziale.
Arrivava soltanto un debole suono
chiedeva a tutti un mondo più buono.
Risero in tanti per questa richiesta
e continuarono a fare festa.
Non avevano ancora capito un bel niente
e lanciarono in alto un missile potente.
Solo i bambini avevano intuito
e si unirono per aiutare l’amico.
Presero le scritte dai loro lettini
e le attaccarono sui maglioncini.
Scesero in strada per l’appuntamento
che avevano fissato con Argomento.
Gridarono insieme in gran coro
quella parola più preziosa dell’oro.
“Vogliamo salvare la nostra terra
e cacciare dai cuori l’istinto di guerra.
Un altro modello voi ora ci date
senza minacce né cannonate”.
Qual era il bene prezioso?
Sandra Dema

 
Sognare in grande con Rodari oggi
Venticinque anni fa ci lasciava Gianni Rodari. Quello dei “Nove modi per insegnare ad odiare la lettura”, quello del “giocattolo poetico”, quello dell’arte di inventare le storie, quello del “sasso nello stagno”, quello dell’ ”insalata di favole”, quello del “cosa succederebbe se…”, quello dei “colori dei mestieri” e delle “favole a rovescio”, quello del “cane di Magonza”, lui, il “favoloso Gianni” che faceva cavalcare la fantasia con la ragione. L’amico Lorenzo Caiolo ha voluto dedicargli quest’edizione della Settimana dei Bambini del Mediterraneo per ricordare a tutti noi la sua illuminante lezione e il suo prezioso insegnamento: un’occasione per riflettere sul significato profondo di un’eredità che tutti noi siamo chiamati a raccogliere, ma anche per ragionare sulla realtà sociale dell’oggi, quella di un Mediterraneo sconvolto dalle guerre e dagli scontri armati, quella dell’immigrazione più o meno clandestina che fa sbarcare sulle nostre coste le “carrette del mare” con migliaia di profughi, quella dei “bambini – soldato”, quella, altrettanto terribile della violenza sui minori e della prostituzione infantile.
Come non ricordare allora l’impegno civile di Gianni Rodari per la costruzione di una cultura della pace? “C’era una volta la guerra…” – scriveva Rodari nel racconto La guerra delle campane – Ma quando “lo Stragenerale Bombone Sparone Pestafracassone ordinò: – Fuoco!… si udì un gigantesco scampanio: Din! Don! Dan! […] E’ scoppiata la pace!”
Come non ricordare il suo impegno civile per l’affermazione di una cultura dell’accoglienza?
C’è ancora molto di apertamente rodariano nella letteratura contemporanea per i ragazzi. In primo luogo l’adesione ad un nuovo e complesso sistema letterario che ha il suo fulcro nel concetto di “giocattolo poetico”. Ricollegandosi ai surrealisti francesi (Breton, Queneau) e alle ricerche dei linguisti (Martinet) Rodari, ha individuato nella poesia come gioco l’essenza stessa del fare poetico. La sua poesia ludica recupera ritmi e suoni delle filastrocche della tradizione orale, esplora le potenzialità della lingua, attinge al potere combinatorio e liberatorio delle parole, guarda al nonsense inglese (Rodari stesso scriverà alcuni limericks sul modello di Edward Lear) e si lega con una forte dimensione civile e sociale. E’ un’autentica rivoluzione che spazzerà via dalla letteratura per ragazzi gli epigoni del crepuscolarismo, ripiegati ormai su temi intimistici fuori dalla Storia.
Oggi la poesia per ragazzi è questa. Tutti i migliori autori, da Bruno Tognolini a Guido Quarzo, da Giuseppe Pontremoli a Pietro Formentini, a Roberto Piumini giocano con le invenzioni linguistiche, con accostamenti imprevisti di parole e suoni che creano un corto circuito semantico, giocano con le assonanze, le allitterazioni, le metafore, e nelle scuole si gioca a “fare poesia”.
Le tecniche rodariane del binomio fantastico, del “che cosa accade dopo”, del “cosa succederebbe se…” hanno poi anticipato alcune proposte della scrittura creativa ed oggi continuano ad essere impiegate sia dagli autori per ragazzi che dagli insegnanti. Così Sebastiano Ruiz Mignone in Casa Pelosa (Interlinea, Novara) racconta cosa accadde a Cappuccetto Rosso dopo essere stata divorata dal lupo, e Fabian Negrin ne In bocca al lupo (Orecchio Acerbo, Roma) riscrive la fiaba “dalla parte del lupo”.
Anche gli editori per ragazzi si ispirano a Gianni Rodari: il nome di Orecchio Acerbo, casa editrice fondata tre anni fa a Roma, si deve a una poesia, “Un signore maturo con un orecchio acerbo” che possiamo leggere nella raccolta Parole per giocare edita da Manzuoli nel 1979. L’orecchio acerbo – scrive Rodari – è “un orecchio bambino, mi serve per capire le voci che i grandi non stanno mai a sentire”. Con Rodari ha inizio da parte degli scrittori per l’infanzia una nuova e diversa attenzione al mondo del bambino.
Ecco: è proprio questa attenzione alle voci ed agli sguardi dei bambini capaci ancora di stupirsi delle piccole grandi cose del mondo, capaci ancora di vedere – come scrive il mio amico Antonio Ferrara – “con gli occhi della mente” e di leggere in modo sempre nuovo “il libro della natura e degli uomini”, è proprio questa attenzione al mondo dell’infanzia ed ai suoi inalienabili diritti, l’elemento centrale della concezione filosofica, pedagogica, educativa e letteraria rodariana.
In secondo luogo, l’attenzione di gran parte degli autori contemporanei per le problematiche civili e sociali che si esprime nella letteratura – testimonianza di scrittori come Francesco D’Adamo, Marcello Argilli (amico di Rodari e autore di una bella biografia), Arianna Papini, Lia Levi, Antonio Ferrara, Sofia Gallo, Angela Nanetti, Vivian Lamarque (solo per citare qualcuno): la guerra, l’immigrazione, l’ingiustizia, la condizione della donna, i diritti dell’infanzia, la diversità, il confronto con l’altro, la solidarietà, la disuguaglianza, la libertà. Anche in questo caso Rodari aveva precorso i tempi e oggi alcuni suoi scritti, ad esempio sulla guerra, sull’immigrazione o sulla solidarietà appaiono di straordinaria attualità e non a caso vengono riproposti dal gruppo editoriale triestino EL – Einaudi Ragazzi – Emme Edizioni, anche isolatamente in nuovi albi illustrati dai Maestri dell’illustrazione contemporanea come il francese Pef, e come gli italiani Vittoria Facchini e Alessandro Sanna.
L’attualità di Rodari è tutta qui, nella poetica della “fantastica”, in una concezione ironica ed autoironica della realtà, e in quell’impegno civile (non disgiunto in taluni casi da una precisa ideologia) che gli derivava da Alfonso Gatto e da Cesare Zavattini. A 25 anni dalla sua scomparsa possiamo a ragione sostenere che la scrittura di Rodari mostra ancora intatta tutta la sua forza innovativa. Ed attualissimi e straordinariamente efficaci sono anche i suoi contributi pedagogici espressi con lucida chiarezza nella Grammatica della Fantasia e negli Esercizi di fantastica nonché i pezzi giornalistici che Rodari scriveva su Il giornale dei genitori per i padri, le madri, i maestri, i professori.
Proprio in uno di questi articoli, riproposto nel 1996 in un prezioso libriccino (Gianni Rodari, Pensieri per genitori. Sette piccoli spunti per grandi riflessioni) edito a cura del Coordinamento Genitori Democratici di Roma, ho trovato ciò che accomuna Gianni Rodari a Lorenzo Caiolo: è la “passione”, che Rodari stesso definisce come “la capacità di resistenza e di rivolta, l’intransigenza nel rifiuto del fariseismo, comunque mascherato, la volontà di azione e di dedizione, il coraggio di sognare in grande, la coscienza del dovere che abbiamo, come uomini, di cambiare il mondo in meglio, senza accontentarci dei mediocri cambiamenti di scena che lasciano tutto com’era prima”
E’ questa passione che lega Rodari all’ideatore della manifestazione di Ostuni. E’ la stessa passione che anima tutti i partecipanti a questa fantastica “Settimana”: una stessa fede nei valori civili ed umani irrinunciabili, una stessa voglia di affermare i principi di giustizia, uguaglianza, accoglienza, solidarietà.
Se tutti operassero con questa stessa passione rinunciando al principio dell’avere (denaro, potere) per affermare con Fromm una cultura dell’essere, se la politica ritornasse ad essere etica della polis, forse la nostra società sarebbe migliore. E’ possibile oggi intervenire con la fantasia per cambiare il mondo così come auspicava Rodari? E’ possibile non accettare le situazioni così come sono e provare ad immaginare come potrebbero essere altrimenti? L’utopia umanistica di Gianni Rodari si ripropone oggi in tutta la sua attualità. In quell’utopia noi ci riconosciamo. E per questo “sogniamo in grande” e crediamo che un cambiamento sia ancora possibile.
Livio SOSSI
Cattedra di Storia e Letteratura per l’infanzia
Università degli Studi di Udine

 

PENSARE IN GRANDE
Gianni Rodari, impegno e passione
Nel I capitolo (Antefatto) della “Grammatica della fantasia” Gianni Rodari scriveva: “Io spero che il libretto possa essere ugualmente utile a chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola. “Tutti gli usi della parola a tutti” mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”.
In queste parole è racchiuso tutto il senso della sua poetica. Il senso dell’opera e della vita di un uomo che, con forza e insieme con grazia, seppe coniugare impegno politico e sociale ed umorismo. Che conservò sempre la “volontà di resistenza e di rivolta”, “il coraggio di sognare in grande” (fu lui, come ricorda Lorenzo Caiolo nel programma della settima edizione della “Settimana dei bambini del Mediterraneo”, a definire così la passione civile), e la capacità di guardare il mondo con occhi da bambino; concetto oggi abusato e banalizzato ma che, se gli restituiamo dignità, sta a significare esercizio del pensiero divergente, attitudine a sfuggire al conformismo attraverso la fantasia. Poeticamente, con la semplicità dei grandi (più raramente degli adulti!), Rodari parlò ai bambini di pace e di democrazia, di diritti e di lavoro, dell’assurdità della guerra, di quanta stupidità ci sia a volte nel potere. Tutte cose, oggi più che mai, presenti ed attuali.
Quello di Rodari verso il mondo dell’infanzia fu un approccio nuovo, gioiosamente eversivo, ma che affondava le sue radici nella tradizione popolare. Qualcosa, dunque, che era codificato da regole antiche che tutti avevano la facoltà di assecondare o di eludere, ma sempre con consapevolezza e rispetto. Lo stesso rispetto che Rodari manifestava nei confronti dei bambini tutte le volte che, incontrandoli di persona o attraverso la “Grammatica della fantasia”, li accompagnava per mano nel passaggio dal ruolo di fruitori a quello di inventori di storie. In tanti hanno, abbiamo, imparato con lui a usare le parole come una materia plastica e duttile, a creare con esse abbinamenti inusuali, capaci di sollecitare il meccanismo dell’invenzione. E se è difficile parlare di Rodari senza ripetere concetti già espressi infinite volte, sempre nuovo e diverso è il risultato del suo insegnamento. E’ bello, ogni volta che insieme a dei bambini si getta “un sasso nello stagno”, sorprendersi di fronte alla piccola, miracolosa, rivoluzione operata dalle idee in movimento.
Qualche anno fa, durante un mio incontro con gli alunni di una terza elementare, proposi ai bambini l’inizio di una filastrocca dagli echi decisamente rodariani: “Viveva un dì nella città di Como un tale che faceva il maggiordomo…”. Chiesi loro di continuare, seguendo unicamente le regole di conservare la struttura in rime baciate e di portare mentalmente il ritmo della filastrocca. Il risultato fu molto divertente e, per certi versi, clamoroso:
“Viveva un dì nella città di Como
un tale che faceva il maggiordomo.
Quel tale era un tantino strampalato:
col trapano bucava il suo bucato.
Era un portento sia nel fare i pacchi
che a fare scacco matto con gli scacchi
e riceveva molti complimenti
se cucinava brodo di serpenti.
Forse perciò in un lontano futuro
tutti dicevan con tono sicuro:
viveva un dì nella città di Como
un tale che faceva il maggiordomo”.
Oltre alla capacità di elaborare giochi linguistici (col trapano bucava il suo bucato… sono sicura che il Maestro approverebbe), quello che colpisce in questa filastrocca è la sua struttura circolare. Stupefacente perché creata da bambini di otto anni guidati unicamente da un loro istintivo bisogno di armonia. Che avrebbe prodotto chissà quali risultati se fosse andato di pari passo con l’uso consapevole di determinati moduli. Non solo quelli che ci ha insegnato Rodari con la sua “Grammatica”, ma anche altri e diversi, suggeriti dalla capacità che ancora hanno molti insegnanti di “pensare in grande”. Per questo motivo occasioni come la “Settimana dei bambini del Mediterraneo” sono preziose. L’incontro tra bambini, insegnanti, scrittori, illustratori, “essere insieme”, “fare insieme”, ci rende tutti più ricchi. Giocando con parole ed immagini, adulti e bambini insieme, esercitiamo il diritto di fare uso di uno strumento fondamentale per crescere: la libertà di pensiero.
Antonella Ossorio

 

Inno alla Pace
Non c’è canto meglio
al mondo
che di quel che fa la Pace.
Ritorna,ogni Uomo
Divina creatura
e il Creato è il Paradiso !
Tutto il bene lei compone,
solo al meglio ci dispone.
Accogliendola ,
anche il Mondo
nel suo vero riconcilia
ogni credo ed ogni sforzo
che i migliori fra gli umani
han profuso dai millenni
in quel gran girovagare
che di quaggiù è l’esistenza.
Parta quindi con sordina,
poi si alzi ad alta voce
ogni sera, ogni mattina,
quel bel inno per la Pace
che ci induca a ben sperare
nel futuro che ci attende…
solo Amore , non più Odiare !
Pierguido Cane

 

Come arrivare ad Ostuni.
Ho sempre pensato che gli abitanti delle città, dei paesi di mare ,fossero umani fortunati.
Lo penso ancora. Soprattutto i bambini.
Ho sempre pensato che essere bambini non fosse così semplice come tanti vorrebbero farci credere, i bambini lo sanno e credo voltino la testa rassegnati quando gli adulti sentenziano le loro presunte verità. Io lavoro con i bambini e scrivo per bambini e ragazzi. E imparo da loro e con loro. E mi diverto con loro . Gioco con loro. Cresco con loro. Debbo a loro quello che gli amici chiamano lo sguardo della meraviglia. Debbo a loro il divertimento e l’allegria che trovo nelle cose. Amo il mare.
I bambini e il mare. Un insieme vincente. Così quando mi sono trovata a cena con Lorenzo che mi ha parlato di Ostuni e dei Bambini del Mediterraneo ho pensato : “ Cavolo, un luogo perfetto per farci vivere i bambini. “ Io non sono mai stata ad Ostuni , ho letto le descrizioni e ho ascoltato i racconti di amici che l’hanno visitata. Dicono tutti la stessa cosa. Atmosfera magica. Il pensiero magico è tipico dei bambini: tutto può accadere, tutto può diventare altro e altro ancora e nell’immaginare si costruisce la via del futuro , l’essere adulto, ma più più più di tutto il gusto di essere bambini.
Quindi non vedo l’ora di arrivare ad Ostuni e di conoscere i bambini e i ragazzi che ascolteranno le fiabe, balleranno, giocheranno spero vicino al mare, leggeranno e nel leggere si sentiranno tristi e allegri e anche arrabbiati . Emozionati. Vivi e felici.
Mi auguro di trovare questo e di portare se non altro le mie colline piene di ulivi e di vigneti e la forza delle querce e la dolcezza dei girasole.
Mi auguro di imparare e di imparare bene perché scrivere per i bambini è anche una grande responsabilità. Loro lo sanno se menti, se dentro di te non vive la magia.
E devo dire che certe volte la magia non c’è , viene rapita dalla tristezza delle guerre e delle ingiustizie e dalle cose che mi fanno male nel profondo. Quando scrivo però io la libero sempre e allora avviene la magia nella magia: i bambini e il mare.
Quindi per arrivare ad Ostuni immagino ,Lorenzo, bisogna prima lavare via la tristezza dagli occhi, poi prendere una pillola contro il mal della banalità, si sale su n mezzo mobile qualsiasi anche il carretto dei gelati e si parte con in tasca la voglia di meraviglia e nella valigia cose leggere come i pensieri di domani e il tramonto all’orizzonte. Si vola con l’aria sulla faccia e sotto ci sono le montagne con la punta e quando senti l’odore del sale e vedi tutto intorno il colore della farina, allora si può scendere , preferibilmente sulla spiaggia.
Si può girare a destra o a sinistra, non importa, si trova sempre qualche conchiglia con il colore del cielo. E si trovano sempre occhi con il colore del mattino, freschi e gentili e pronti a dirti: benvenuta, non importa se non hai portato un regalo. Raccontami piuttosto la tua storia. “
Quindi per me arrivare ad Ostuni sarà bellissimo.
Grazie, Lorenzo!
Loredana Frescura

 

Per Terra e per Mare, da Perugia ad Assisi, da Ostuni al Mediterraneo

Sulle onde della fantasia e le ali della Pace                                                                                       Ci sono cose da fare ogni giorno: lavarsi, studiare, giocare, preparare la tavola, a mezzogiorno.                                                                                                                                          Ci sono cose da’ fare di notte: chiudere gli occhi, dormire, avere sogni da sognare, orecchie per non sentire.                                                                                                                                       Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio, la guerra.                                                                                                                                Gianni Rodari
Ho sognato acqua la mia casa si è allagata la mia vita si è aperta                                             Ho sognato acqua da New Orleans al Mediterraneo da Assisi a Baghdad                              Ho marciato per terra e per mare nel guscio della noce sull’aquilone della Pace                 Ho cercato, sperato, amato… nei labirinti della coscienza, nei vespai della metropoli         Ho abbandonato il tutto ho conosciuto il nulla ho aperto il mio cuore alla Pace!                       Italo Cassa

Enzimi di Pace parteciperà a due importanti eventi per la Pace. Il primo sarà la marcia della Pace Perugia-Assisi. Alla vigilia del Vertice dei capi di stato delle Nazioni Unite nell’ambito della Giornata mondiale di mobilitazione contro la povertà promossa dalla Global Call To Action Against Povertà Si svolgerà nella data più difficile e controversa del nuovo millennio: l’11 settembre. Sarà la più grande manifestazione del mondo alla vigilia del Vertice straordinario dei capi di stato delle Nazioni Unite convocato a New York, dal 14 al 16 settembre 2005 per decidere il futuro dell’Onu e della vita di miliardi di persone. La marcia della Pace Perugia-Assisi nacque nella primavera del 1960 per volontà di Aldo Capitini
“Avevo visto, nei dopoguerra della mia vita, le domeniche nella campagna, frotte di donne vestite a lutto per causa delle guerre, sapevo di tanti giovani ignoranti ed ignari mandati ad uccidere e a morire da un immediato comando dall’alto, e volevo fare in modo che questo più non avvenisse, almeno per la gente della terra a me più vicina. Come avrei potuto diffondere la notizia che la pace è in pericolo, come avrei potuto destare la consapevolezza della gente più periferica, se non ricorrendo all’aiuto di altri e impostando una manifestazione elementare come è una marcia? Sapevo bene che gli aiutanti (anche se d’accordo su certe condizioni) e i partecipanti non sarebbero stati in gran parte persuasi di idee nonviolente; lo sapevo benissimo, ma, e questo è il terzo carattere dell’iniziativa che voglio mette in rilievo, si presentava un’occasione di parlare di “nonviolenza” a “violenti”, di mostrare che la nonviolenza è attiva e in avanti, è critica dei mali esistenti, tende a suscitare larghe solidarietà e decise non collaborazioni, è chiara e razionale nel disegnare le linee di ciò che si deve fare nell’attuale difficile momento. Questi quattro caratteri della Marcia mi sono stati chiarissimi fin dal 1960: che l’iniziativa partisse da un nucleo indipendente e pacifista integrale (Centro di Perugia per la nonviolenza) che la Marcia dovesse destare la consapevolezza della pace in pericolo nelle persone più periferiche e lontane dall’informazione e dalla politica; che la Marcia fosse l’occasione per la presentazione e il “lancio” dell’idea del metodo nonviolento al cospetto di persone ignare o riluttanti o avverse; che si richiamasse il santo italiano della nonviolenza (e riformatore senza successo). (da: A. Capitini, Opposizione e liberazione, a cura di Piergiorgio Giacchè, Linea d’Ombra 1991)” Enzimi di Pace sarà presente alla marcia della Pace con uno proprio spazio informativo ad Assisi.

Il secondo appuntamento sarà ad Ostuni, in Puglia, con la Settimana dei bambini del Mediterraneo, dal 17 al 23 Ottobre 2005. L’edizione di quest’anno, coordinata da Lorenzo Caiolo, è dedicata a Gianni Rodari, ed ha per titolo: “Navigando con Rodari sulle onde del Mediterraneo”. A 25 anni dalla morte di Gianni Rodari si rende sempre più necessario il recupero di tutto il discorso pedagogico, letterario ed educativo di questo autore, in quanto il suo obiettivo era quello di lavorare per bambini liberi, creativi e solitari. Un discorso attualissimo rispetto alle emergenze di questi giorni che si fanno sempre più forti e di un mondo che si divide sempre più. Enzimi di Pace parteciperà all’evento con un programma dedicato al cinema e i diritti dei bambini. Maggiori informazioni, nei prossimi giorni, sul sito internet www.enzimidipace.org

This entry was posted in Cultura, Diritti, Eventi, Giovani, letteratura, Mio, Scuola, Settimana dei bambini del Mediterraneo. Bookmark the permalink.

2 Responses to CON RODARI SULLE ONDE DEL MEDITERRANEO di Lorenzo Caiolo

  1. Clelia Esposito says:

    Ho letto con stupore e ammirazione la miriade di esperienze della tua biografia, tutte che oltrepassano di gran lunga il confine del “soggettivo”, tutte sembrano dimenticarsi del sé che in ogni occasione diviene solo motore propulsore, dalla forza motrice insuperabile. E mi sono chiesta, mentre leggevo, di quale energia vitale l’uomo Lorenzo fosse animato per esercitare tutta la forza e la capacità di donare agli altri le così numerose e intense energie utili allo spirito e di riuscire a moltiplicarle con azioni che hanno distribuito ricchezza negli animi di chi ha potuto essere fruitore di tanta generosità. Il tuo non è stato e non è un semplice impegno nella vita professionale e pubblica e, a mio avviso, non esiste un termine che possa descriverti, anche se sono convinta che questo sia stato il compito che ti è stato assegnato in questa vita. Il mio augurio e auspicio è che tu possa raccogliere in un libro tutto questo, sarebbe bellissimo.

    • lorenzo says:

      Carissima Clelia, non è facile rispondere a questo tuo commento. La tua considerazione delle mie esperienze è troppo alta e profonda. Per la prima volta esse sono state “lette” in modo così intenso,potente e travolgente. Tu hai il dono di guardare dentro ed attorno, di cogliere il valore e gli effetti di ogni azione,soprattutto,nella sua valenza collettiva. Ma tu possiedi pure il dono delle “parole” giuste ed eccellenti. Saper scrivere è frutto nobile. Anche questo ha nobilitato notevolmente la tua considerazione delle mie numerose, ma ,come tu dici, umili esperienze. Io posso dire lo stesso delle tue azioni nella famiglia, nella scuola e nella società. Non c’è uguaglianza tra i nostri percorsi, ma equivalenza sì nella varietà, ricchezza e potenza. Abbiamo cercato, nelle nostre possibilità, di svolgere ben il compito assegnatoci in questa vita. Abbiamo provato a mettere in campo la nostra forza e la nostra passione (rodariana) per migliorare gli spazi di vita che abbiamo incrociato con le persone che ci hanno dato fiducia. A proposito del libro da fare….mi piacerebbe tanto e ho pensato spesso,ma non i tuoi strumenti purtroppo. Mi limito quindi a brevi testi e ad intervenire nelle circostanze che si creano. Ti ringrazio ancora moltissimo e ti ringrazio di essere stata e di essere compagna di tante belle esperienze. Un abbraccio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *