Caro Peppino, se tu fossi qui lotteresti con noi di Emanuela Marraffa

emanuelapeppino Caro Peppino, quanto è cambiato il mondo da quando sei entrato nella nostra vita! Grazie alle lezioni in classe ti conoscemmo: in pochi conoscevano la tua storia. Inizialmente non ne rimanemmo  stupiti, un’altra uccisione  ad opera della mafia; ne sentivamo spesso in tv, sui giornali, in qualche racconto dei nostri famigliari. Vittime di mafia ce ne sono state tante!  Ma quando al tuo nome associammo la tua età, la tua giovinezza, la normalità, lì ci sentimmo tutti coinvolti.

Anche se noi, parlo a nome di tutti i ragazzi che frequentavano la mia stessa classe, avevamo allora 15 anni, ci sentivamo grandi e vivevamo la nostra quotidianità con spensieratezza, mai avremmo pensato che un ragazzo come tutti noi amasse la propria e l’altrui  vita in quel modo.

Non ci pensammo due volte a dare  il tuo nome alla nostra scuola. Una scuola che abbiamo sentita sempre nostra, in cui ci siamo sentiti sempre come a casa nostra, ci siamo sentiti sempre protagonisti e importanti. Una scuola che che ci ha legato sempre di più al mondo e ai suoi problemi. Come ben sai esistono poche scuole, al giorno d’oggi, che ti mettono di fronte allaa realtà anche se amara, ingiusta e, quindi, bisognosa di cambiamento.

Oggi io e i miei compagni di quella classe abbiamo venti anni.

Pochi anni fa venne a mancare una ragazza della nostra scuola. Lei vittima di mafia non fu, ma vorrei parlare  oggi anche a nome suo in questa lettera per te. Melissa, anche lei uccisa da un ingiusto male che colpisce ogni uomo: la violenza.

Ma non sono qui oggi a scriverti per parlare di ciò che è successo dopo la tua scomparsa, perché di eventi di cui parlarti ce ne sarebbero molti.

Vorrei parlarti come se tu fossi ancora qui con noi. Cosa avresti fatto oggi di fronte ai tanti problemi che oggi ci affliggono? Di certo avresti continuato la tua battaglia senza sosta.

E’ bello che oggi  le tue idee siano portate avanti da altri uomini e donne!

Oggi la mafia, invisibile apparentemente, è molto attiva nel traffico di droga, nel traffico di migranti, nel traffico di armi.

La mafia è cambiata, ma resta sempre pericolosa e dannosa.  Una mafia che della migrazione ha fatto il suo guadagno maggiore e che ancora incute  paura in tante città.

Ma poi ci sono anche  tanti piccoli nuclei di ragazzi, figli anche di genitori benestanti  che fanno dell’aggressione fisica un unico divertimento e che si dedicano ai furti e allo spaccio. Fino ad arrivare ad essere schiavi di un gioco senza fine che porta ad un arricchimento momentaneo. Ma poi?

Per questo voglio parlare dei giovani come me, che oppressi dalla cosiddetta “crisi” dei valori e della società sono coinvolti in situazioni negative.

Il problema più grave in Italia sai qual è Peppino? Non è la paura, né la disoccupazione, né la carenza di valori: è la rassegnazione!

La mancanza di speranza è il male che porta un po’ tutti ad essere completamente infelici, insoddisfatti, stanchi, depressi. Tutto va male.

Quanto costa dire che in questa società qualcosa funziona,  che c’è qualcosa per cui vale la pena combattere, rischiare. Ogni volta  che mi trovo nei miei momenti di sconforto penso alla tua “forza” e ripeto a me stessa:  “Peppino era un ragazzo come me.”

Ci sono tanti, ed io tra questi, che lottano e si impegnano per un’ idea, per un mondo giusto per tutti, per gli italiani e per gli stranieri, per gli omosessuali, per i bambini e per gli anziani, per chi  è andato via e per chi è rimasto, per chi è volato in cielo e per chi è riuscito a salvarsi.

Soprattutto sogno ogni giorno che questa guerra tra poveri finisca!

Concludo dicendo che si è vivi finché si lotta per qualsiasi cosa che dimostri l’amore che si ha per gli altri!

Tua affezionatissima Emanuela

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