“Amo San Vito. Ora a Roma collaboro con Libera nel settore Memoria. Io non riesco a stare ferma e zitta”. Una bella storia di una giovane attiva del Sud. Intervista a ROSANNA PICOCO a cura di ALENA SEMERARO

  Cara Alena, ti chiedo scusa per aver tardato così tanto nel rispondere alle tue semplici domande. In realtà non sono semplici affatto; ti portano a guardarti indietro, a fare i conti con sé stessi, a tirare le somme insomma. Ecco il perché non sono semplici, ma sono domande necessarie, che tutti dovremmo porci. Ecco le mie risposte:

  1. Perché hai deciso di studiare in un’università del nord e non in una della Puglia?

L’ultimo anno di liceo me lo ricordo terribile. Avevo iniziato a fare il conto alla rovescia di quanti giorni mancassero alla fine della scuola. Non so perché, ma sentivo che volevo scappare per un po’…. Avevo già vissuto fuori, avevo lavorato per due estati come animatrice e, quindi, volevo continuare a sentire quel senso di libertà che mi dava il conoscere gente nuova, di altri Paesi, con altre culture. E poi volevo lavorare come cooperante. E’ da quando ero piccola che avevo questo sogno: deve essere stato un incontro fatto durante le scuole elementari con i dottori Pagliara. Loro ogni anno partivano per una missione in Africa. E ci volevo vivere sempre lì, a lavorare con e per gli “altri”. Mica lo sapevo come e in che ruolo. E così presi la decisione di voler studiare il giapponese… se ci ripenso scoppio a ridere!                                                                                                                 Non sappiamo niente del mondo, forse moriremo non capendoci comunque nulla, ma a 18 anni abbiamo la presunzione di sentirci grandi e consapevoli delle nostre scelte. Cambiai idea, sulla città da scegliere, decine di volte. Poi la mia più cara amica decise di iscriversi a Roma e io la seguii: avremmo finalmente vissuto insieme, lontane da San Vito e dai nostri genitori!

I mesi successivi ho rimpianto questa scelta decine di volte, volevo trasferirmi all’Università di Lecce. Ma sono stata sempre troppo orgogliosa e testarda. E con che faccia avrei ammesso di aver sbagliato quando tutti me lo avevano sconsigliato? E poi quando inizio una cosa, io la devo finire per forza. Ma Roma sono riuscita a lasciarla l’anno successivo, per trasferirmi a Bologna. Dove trovai la mia dimensione.                           Ancora adesso la ricordo con tanto affetto e tanta nostalgia. E sono felice di questa scelta. Spesso devi allontanarti da ciò che ami per capire che lo ami, che ne hai bisogno e che vuoi fare di tutto per migliorarlo. Ci vuole del tempo, deve sedimentarsi bene dentro di te questo sentimento. Ma poi arriva.

  1. C’era già qualcuno che conoscevi alla tua stessa università? Se non conoscevi nessuno, come ti sei trovata in una città/università da sola?

Be’… a questa domanda ti ho già risposto in parte. Ho scelto una facoltà talmente assurda, in cui non conoscevo nessuno. I miei amici avevano fatto scelte più “sagge e sicure” di me. Ma questa cosa non mi ha mai preoccupato: anche scegliendo il liceo ne scelsi uno in cui non c’era assolutamente nessuno che conoscevo!

Ho fatto fatica a fare amicizia e integrarmi a Roma. Anzi, credo di aver avuto dei veri e propri attacchi di panico. Non avevo mai visto tutta quella violenza, le risse, l’indifferenza, la povertà (quella vera). Avevo paura ad affrontare tutta questa crudeltà. Ma poi a Roma sono tornata, è la città in cui ho scelto di vivere e in cui tutt’oggi vivo. Perché Roma è davvero la capitale, ha un po’ di tutto…anche un po’ di San Vito.

  1. Qual è stato il tuo percorso di studi fuori dalla tua terra?

Mi sono laureata in Storia delle culture e civiltà orientali con una tesi sui rapporti tra Gandhi e il fascismo. Poi ho frequentato un Master presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Bologna in Cooperazione internazionale. Alcuni anni dopo un corso professionale per Esperto in comunicazione multimediale e diritti umani. E l’anno scorso ho conseguito un diploma di Master in Analisi, prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata e la corruzione.

  1. Perché hai deciso di rimanere al nord? Rifaresti questa scelta?

Rifarei ogni scelta della mia vita, anche quelle sbagliate. Perché ci portano a essere quello che siamo oggi e a immaginare come vorremmo essere domani. Per cui la mia non è una scelta definitiva. San Vito resta sempre casa mia.

  1. Hai notato differenze nel modo di vivere al nord rispetto al sud?

Differenze ce ne sono tante, ce ne sono pure tra paesi vicini. Perché l’uomo è cultura e influenza ed è influenzato da essa e modella l’ambiente in cui vive. Non faccio una distinzione tra cosa è peggio e cosa è meglio. Siamo diversi. Basta saperlo e riconoscersi, e rispettarsi. Cosa che forse ultimamente scarseggia un po’: siamo spaventati da ciò che è diverso e da ciò che non capiamo, o non vogliamo neanche capire.

  1. Mi puoi parlare delle tue esperienze di lavoro dopo la laurea?

Così come il mio percorso di studi, anche il mio percorso lavorativo è vario…. Innanzitutto, ho sempre lavorato, anche durante gli anni del liceo. Perché ho sempre trovato giusto non dover gravare sulle spalle della mia famiglia e di ritenermi fortunata a essere una persona sana, in grado di guadagnarsi da vivere. Nell’ultimo anno di università ho vinto il bando per il Servizio Civile nazionale presso una organizzazione non governativa di Bologna: il mio sogno! Ho continuato a collaborare con loro anche al termine del servizio civile. E ho imparato tante cose e a conoscere il mondo della cooperazione. Poi sono partita per Gaza, in Palestina. Per ben due volte: prima e dopo l’operazione ‘Piombo Fuso’, che, a cavallo tra il 2008 e il 2009, provocò centinaia di morti, quasi tutti civili e la maggior parte bambini. Questa è stata l’esperienza che mi ha segnato di più. Che mi ha fatto sentire impotente e inutile. Ma mi sono fermata, sono stata per un po’ a San Vito e ho iniziato a capire che qualcosa potevo farla, a partire dalla mia città. Poi ho ascoltato un discorso di un prete su internet, io che non sono cattolica. Parlava don Luigi Ciotti e lì ho deciso che volevo impegnarmi in ‘Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie’.

Perché io il periodo dell’eroina negli anni Ottanta me lo ricordo. L’eroina che distrusse un’intera generazione e che ha fatto la ricchezza della Sacra Corona Unita.

Perché io le bombe che nei primi anni ‘90 fecero esplodere San Vito me le ricordo. Me la ricordo la mia scuola elementare fatta esplodere. Gli incendi e le minacce. Ma mi ricordo anche la reazione dei sanvitesi, che collaborarono con le forze dell’ordine.

Perché io mi guardo attorno, guardo le persone che conosco e che amo. E so che ognuno di loro ha perso una persona cara a causa di un tumore. E so anche di chi è la colpa dell’avvelenamento della nostra terra. E non riesco a stare ferma e zitta.

  1. Qual è il tuo attuale lavoro?

Sono ormai otto anni che collaboro con Libera e in particolare curo le attività del settore Memoria della stessa. Il settore Memoria si occupa di mantenere vivo il ricordo delle vittime innocenti delle mafie e di tutelare il loro diritto al ricordo, il loro diritto al nome. Perché le loro storie sono le nostre storie, toccano le nostre vite. Costruiscono la nostra memoria collettiva, la memoria di un Paese che resiste e che non si arrende davanti alla crudeltà. Inoltre, mi occupo dell’accompagnamento dei familiari delle vittime innocenti promuovendo momenti di incontro e di riflessione.

  1. Quali consigli daresti ad un giovane del tuo paese che dovrà prepararsi ad un futuro positivo?

Di non aver paura di credere nei propri sogni e di avere il coraggio di cambiarli. Perché l’unica cosa che conta è essere sempre coerenti con sé stessi, di potersi guardare allo specchio e non sentire di aver mai sprecato una giornata.

Intervista a cura di Alena Semeraro

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